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di Francesca "Elybeth" Triggiano

Secondo appuntamento con "Interviste per Gioco"! Stavolta è con noi Paolo Vallerga: autore di giochi, editore, grafico, scrittore, musicista, attore e, da poco, anche regista teatrale con "Trame. Storie a trazione improvvisa" e "Best Seller". La sua casa editrice, Scribabs, ha pubblicato giochi come Le Saghe di Conquest e Sator Arepo Tenet Opera Rotas, ma anche giochi più "leggeri" come Hystericoach e Star System.
Certo che ne fai di cose... se ti chiedessi qual'è il tuo lavoro, cosa mi risponderesti? Domanda difficile, alle volte fatico a capirlo (e a capirmi) anche io... sintetizzerei con "creativo", perché "artista" mi sembra un po' troppo altisonante. Si, nella parola "creativo" mi riconosco molto.Sicuramente una parte importante della tua vita è il gioco: come è nata questa passione? La passione è nata ovviamente giocando. Trovandomi all'università in un gruppo di amanti del gioco da tavolo e "della scatola rossa" ho potuto sacrificare qualche ora di studio... poi il mio gioco preferito è sempre stato Dungeon Quest, che ha proprio lo spirito che mi piace: avventura con un sottofondo di sfiga latente. Dopo diverso tempo che si giocava a Dungeon Quest io e Valerio (Porporato, mio compagno di università e co-autore dei miei primi giochi), abbiamo cominciato a sviluppare dei nuovi personaggi, con caratteristiche un po' meno "serie". Ne sono scaturiti una serie di personaggi veramente esilaranti, si può dire che fossero già un embrione de: "Le saghe di ConQuest".
Le saghe di ConQuest è infatti il primo gioco che hai prodotto. Cosa ti ha spinto a diventare editore? Principalmente due cose: la prima è che il gioco era ormai nato ed era stato pluri-collaudato con gli amici. Si può dire che "Le Saghe" abbia avuto un playtest "involontario" di quasi due anni. Involontario perché non era mirato alla pubblicazione, ma solo al divertimento. E comunque ad un certo punto ci siamo trovati con questo gioco in mano che ci piaceva un sacco e qui veniamo alla seconda questione. Io e valerio avevamo messo su "Scribabs" da poco e quindi non avevamo necessità di avere uno studio grafico che ci realizzasse il tutto, perché potevamo farlo noi, abbattendo i costi. E così abbiamo pubblicato "Le Saghe"... certo, senza nessun aiuto o suggerimento da parte del mercato abbiamo commesso diversi errori editoriali, però il gioco è arrivato a Lucca e grazie a Mirella Vicini di Stratagemma, che ci ha consigliato di darne una copia alla giuria, da totali ignoranti del settore ci siamo fidati... e il successivo Best of Show ha poi scatenato un effetto domino... Credo che non smetterò mai di ringraziare Mirella!
Dalle Saghe di ConQuest si sono sviluppati molti progetti: due libri, diversi giochi "a tema" e addirittura un gioco di ruolo, Gesta Dannatamente Rozze, scritto a quattro mani con Roberto Grassi. C'è qualche aspetto delle Saghe a cui sei particolarmente legato? Una cosa in particolare non saprei. Delle saghe amo tutto, tutto quello che è nato con Valerio, all'origine, quello che è stato aggiunto da Roberto in GDR, quello che hanno portato i giocatori con cui ho giocato e gli autori che hanno collaborato successivamente ai giochi. Mi piacciono i luoghi, ecco, quelli si... mi piacciono le architetture assurde, fatte per razze diverse, descritte con epica autoironia. E poi c'è un dettaglio che vorrei sottolineare, la connessione tra giochi e romanzi che torna in varie forme, non soltanto utilizzando i medesimi personaggi o i luoghi, ma anche nel linguaggio. Mi spiego, un giocatore è abituato a utilizzare frasi tipo "è il tuo turno", oppure lanciare i dadi e ottenere un "doppio tre"... un lettore di un libro usa un altro tipo di linguaggio, ma il gioco nel gioco, scrivendo i romanzi, è stato quello di "giustificare" espressioni normali per i giocatori, rendendole plausibili nel mondo di ConQuest. Ecco che l'alchimista prepara un "doppio tre" con due cubetti di grasso rappreso per scacciare la licantropia, perché nel gioco quello avviene lanciando i dadi... Questa versatilità delle saghe è probabilmente la cosa che amo di più.
Oltre al gioco, un'altra tua grande passione è il teatro: c'è, secondo te, un legame tra questi due mondi? Il primo legame è che entrambi oltre a una passione sono proprio il mio lavoro! Battute a parte si, credo di si. Il teatro d'improvvisazione, quello di cui mi occupo prevalentemente, è una sorta di gioco, esistono regole, bisogna avere strategia, ci vuole fortuna, ma anche no, ci vuole preparazione, assolutamente si. Ti dirò di più, in alcuni casi non sono affatto due mondi, sono solo classificati come tali, ma sono lo stesso "soggetto". Per prendere un esempio facile: qualunque gioco di parole. E' gioco e al tempo stesso improvvisazione, quindi teatro. Se poi andiamo a parlare invece di certi spettacoli di improvvisazione, allora li non esiste nemmeno distinzione, si tratta di un gioco vero e proprio. Mi viene in mente Boxeattori uno spettacolo di improvvisazione calato nel mondo della boxe, con le sue regole e il suo vincitore oppure, per andare su altri tipi di gioco, "Best Seller" un Noir in scena senza copione in cui le "pedine" sono gli attori che nascono su indicazioni del pubblico (giocatore)... Spesso tra addetti ai lavori ci si lamenta di quanto il gioco sia poco diffuso, mentre forse c'è una componente ludica in molti altre arti creative o forme d'intrattenimento. Secondo te, nel caso del teatro, pensi che il pubblico sia consapevole dell'aspetto "ludico" di quello che sta vivendo?
Istintivamente risponderei di no. Mi è capitato di fare una lezione al Politecnico di Torino, l'anno scorso, nell'ambito di un workshop ludico, tenuto tra gli altri da Walter Obert, Mario Sacchi, Andrea Chiarvesio e organizzato da Alessandro Dentis; bene, durante la mia lezione mi sono accorto che intorno ai ragazzi cui parlavo c'era un muro che è la parola "gioco". Molti di loro ne fanno di continuo, di giochi, inconsciamente, ma se proponi loro di fare un "gioco" si smarriscono. Ho dovuto inventarne uno sul momento, coinvolgendoli tutti, per fargli capire che in realtà molte cose che chiamiamo in altro modo, sono "gioco". Malgrado ciò, la gente che si accosta al teatro, soprattutto quello dell'improvvisazione è conscia che dietro c'è un meccanismo ludico e quindi potenzialmente ricettiva a informazioni legate al gioco. Tieni poi presente una cosa... che cos'è il teatro se non un "gioco di ruoli"?... Di frequente, anche le associazioni si trovano a dover affrontare il "muro" di cui parli nell'attività divulgativa. Cosa pensi possa fare un editore per far sì che i suoi giochi siano il più possibile accessibili per il grande pubblico? Beh, la domanda è difficile in un mercato in cui la pubblicità sembra essere l'unica via di arrivare al grande pubblico. Onestamente un editore dovrebbe fare l'editore. Occuparsi di mettere sul mercato prodotti di valore, occuparsi di realizzare conferenze stampa di presentazione e poi affidarsi al proprio distributore. Il giornalista presente alla conferenza stampa dovrebbe fare il suo, informando con notizie, trafiletti, articoli, il distributore dovrebbe fare il suo portando il gioco ai negozi, ma soprattutto conoscendo il prodotto che porta. Bisogna distinguere associazioni e associazioni, lo so, sembra brutto, ma è così. Le associazioni sono molto utili per far conoscere il gioco, tuttavia, estremizzando, possono essere un pericolo... mi spiego, prima che mi uccidi... in Italia ci sono decine di associazioni che chiedono giochi gratuitamente agli editori e che se non vengono accontentate ti ignorano. Ora io sono un piccolo editore e se regalassi venti copie di ogni gioco alle associazioni che me lo chiedono, senza contare i "giornalisti" ecc... beh, non funzionerebbe, soprattutto perché molte associazioni poi tengono il gioco in fondo alla pila e non lo tirano fuori nemmeno a morire, perché fanno giocare ciò che piace a loro e non ciò che potrebbe piacere al nuovo giocatore. Discorso impegnativo, comunque. In Francia conosco alcune associazioni che fanno fare una tessera simbolica di un costo annuale basso, ma investono il capitale nell'acquisto di giochi che sono di tutta l'associazione, responsabilizzando anche chi ne usufruisce... Non è un cattivo sistema, potrebbe essere una strada da seguire anche in italia. La strada "francese" che indichi è la stessa che viene seguita non solo da CDD, ma anche da altre realtà con cui collaboriamo. Una strada che, ci auspichiamo, porterà a fare in modo che i rapporti fra chi pubblica e chi fa divulgazione si facciano sempre più "professionali"... Senza ovviamente perdere di vista il motore di tutto, che è la passione per il gioco. E, a proposito di giochi, non ci hai ancora detto quali sorprese ci riserva Scribabs per il 2010... Una responsabilizzazione delle associazioni è necessaria, perché è vero che all'editore fa molto piacere la passione gratuita con cui molti lavorano, ma è altrettanto vero che, soprattutto piccoli editori, non possono farsi carico della gratuità della passione altrui, visto che l'investimento di un editore è per pubblicare, non per "non vendere" copie alle associazioni. So che questo mio pensiero mi ha reso molto impopolare e inviso a molti, ma tant'è... Venendo alle novità 2010... beh, la prima sta riscuotendo grande interesse ed è la versione deluxe di SATOR una versione con la confezione a libro 34x34x7 cm circa "rilegata" in pelle, borchiata e con la chiusura metallica come nell'immagine che appare in copertina dell'edizione tradizionale. Le miniature all'interno della confezione sono già dipinte a mano. Il volume sarà presentato a Norimberga anche se poi, con tutta probabilità, dati gli alti costi di realizzazione sarà venduto direttamente dal sottoscritto. Le copie saranno numerate. In origine si pensava a 100 copie numerate, vedremo dopo Norimberga se saremo "fortunatamente costretti" a fare una tiratura limitata di 150 o 200. Altre novità non posso svelarle perché saranno in playtest a IdeaG... e vedremo se potranno andare in porto o no! -- La nostra chiacchierata con Paolo si conclude qui… Se volete saperne di più sulle novità Scribabs, dunque, non c’è da aspettare molto: l’appuntamento è a Piossasco, il 16 e 17 Gennaio, a IdeaG! Ringraziando Paolo per il tempo che ci ha dedicato, condividendo con noi la sua esperienza, riportiamo qualche link relativo alla nostra chiacchierata: Scribabs Boxeattori Sipario degli Estranei IdeaG |